Le scarpe

 

La vita di uno studente in sessione d’esame è piuttosto noiosa e ripetitiva. In una routine infinita ed alienante ci si alza, forse si fa colazione, ci si lava alla meno peggio e si va alla scrivania. Poi si pranza, ci si prende una mezzora di pausa e di nuovo alla scrivania. Poi si cena e ancora alla scrivania fino al crollo definitivo.

Dopo tre o quattro giorni a questo regime, l’attenzione cala progressivamente soprattutto nelle prime ore del giorno. C’è però una regola segreta per iniziare a studiare con profitto fin da subito.

La regola del “mai in pigiama e sempre con le scarpe”!

Al mattino bisogna lavarsi e vestirsi come se si dovesse andare a lezione prima di sedersi alla maledetta scrivania. I ragazzi devono radersi e le ragazze devono profumare come al solito.

E non bisogna dimenticare le scarpe. La tentazione di mantenere le sole calzette ai piedi o peggio le ciabatte è sempre lì ma bisogna essere fermi perché le scarpe sono fondamentali. Le scarpe sono la linea d’ombra tra “sto leggendo” e “sto studiando”.

Provare per credere.

C’è il mondo in un vagone

Ecco la metro. C’è la solita ressa dietro la linea gialla. Qualcuno la supera per guadagnare centimetri preziosi. Io aspetto. Le porte si aprono. Sono dentro.

Non ho libri oggi. Ascolterò musica. Trafugando nelle tasche stracolme dei jeans mi accorgo di aver dimenticato le cuffie. Che fare? Sonnecchiare è impossibile. Mi guardo in giro.

C’è una donna, elegantemente vestita, sfoglia distrattamente un quotidiano mentre giocherella con la tracolla della borsa. Sta di sicuro pensando ad altro. Ogni tanto alza gli occhi al cielo, come a voler cercare qualcosa, ma è dentro di se che sta cercando.

C’è un ragazzo. È entrato alla fermata dopo la mia indossando un paio di cuffie bianche. Veste abiti larghi e una felpa in pieno stile rapper americano. Si è seduto nel posto più vicino alla porta e ha alzato al massimo il volume del suo lettore mp3. Non si preoccupa che i bassi della canzone che ascolta si sentano anche a diversi metri da lui. Anzi, li sottolinea tamburellando nervosamente contro uno dei tubi metallici che servono a reggersi. Chiude continuamente gli occhi per diversi secondi e quando lo fa muove la testa al ritmo delle cuffie. Quando chiude gli occhi non c’è nessuno attorno a lui: anche le poche insignificanti ombre che lo circondano scompaiono con i problemi e rimane solo ritmo.
Continue reading