Le scarpe

 

La vita di uno studente in sessione d’esame è piuttosto noiosa e ripetitiva. In una routine infinita ed alienante ci si alza, forse si fa colazione, ci si lava alla meno peggio e si va alla scrivania. Poi si pranza, ci si prende una mezzora di pausa e di nuovo alla scrivania. Poi si cena e ancora alla scrivania fino al crollo definitivo.

Dopo tre o quattro giorni a questo regime, l’attenzione cala progressivamente soprattutto nelle prime ore del giorno. C’è però una regola segreta per iniziare a studiare con profitto fin da subito.

La regola del “mai in pigiama e sempre con le scarpe”!

Al mattino bisogna lavarsi e vestirsi come se si dovesse andare a lezione prima di sedersi alla maledetta scrivania. I ragazzi devono radersi e le ragazze devono profumare come al solito.

E non bisogna dimenticare le scarpe. La tentazione di mantenere le sole calzette ai piedi o peggio le ciabatte è sempre lì ma bisogna essere fermi perché le scarpe sono fondamentali. Le scarpe sono la linea d’ombra tra “sto leggendo” e “sto studiando”.

Provare per credere.

Le scarpe di Delio Rossi

Volo Roma-Palermo. EasyJet non ha i posti assegnati e così ne scelgo uno lato finestrino appena dietro l’ala. Mi piace osservare il movimento dei flap e degli aerobrakes in fase di atterraggio.

Estraggo la Moleskine dal mio bagaglio a mano prima di spingerlo nella cappelliera e mi siedo. Un uomo dall’aria stanca mi chiede se il posto vicino al mio è libero, rispondo distrattamente di sì mentre metto l’iPhone in modalità volo.

L’aereo decolla e io mi perdo nel panorama che mi lascio alle spalle: gli Appennini innevati bucano le nuvole e sovrastano i colli laziali. Davanti a me il mar Tirreno si apre a perdita d’occhio mentre i flap si appiattiscono sull’ala.

Il passeggero che mi sta accanto legge taciturno il Corriere dello Sport esibendosi in un incastro a gambe incrociate nel ridottissimo spazio tra la poltrona e lo schienale davanti. La punta della sua scarpa destra raggiunge il mio tavolino.

Passa il carrello bar e come al solito prendo un caffè Starbucks, uno dei motivi per cui scelgo EasyJet. Mi danno il latte in un piccolo bicchierino sigillato che quando viene aperto produce un leggero schizzo per la pressione.

Questa volta lo schizzo non è poi così leggero e mi macchia il maglione rimbalzando sulla scarpa destra del mio compagno di viaggio il quale, ignaro, continua la lettura del suo giornale che gli ha impedito di notare il fattaccio.

Vado nel panico mentre osservo le scarpe scamosciate del passeggero assorbire le gocce di latte maculandosi come il dorso di un dalmata. Sto per avvertirlo ma un ragazzino mi anticipa avvicinandosi imbarazzato al mio vicino e chiedendogli un autografo.
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